La locandina di The Imitation Game, biografia del geniale Alan Turing

Scritto il 16 gennaio 2015 Da In Cinema, Cultura, In Evidenza, Zibaldone Con 843 Views

The Imitation Game: il genio di Alan Turing

Alan Turing ha assicurato all’Inghilterra la vittoria durante la Seconda Guerra Mondiale; l’Inghilterra lo ha ringraziato con la castrazione chimica.
Questo è forse l’aspetto più tragico della vicenda di Alan Turing.

The Imitation Game

Matematico, crittografo, considerato all’unanimità un genio del suo tempo e riconosciuto indiscutibilmente tra i padri dell’informatica, Alan Turing si distinse in particolar modo per il grande lavoro che – negli anni trenta e quaranta del secolo scorso – portò alla decriptazione del famigerato codice Enigma, il quale permetteva ai tedeschi di comunicare in tutta libertà senza che gli alleati potessero comprendere il contenuto dei messaggi.
The Imitation Game, film nelle sale in questi giorni, affronta prevalentemente questo periodo della vita dello scienziato, narrando – seppur in maniera non del tutto precisa – gli eventi salienti di questa scoperta, mettendo in risalto principalmente la persona che era Turing, al di là del fenomenale apporto che diede alla scienza. Forse non aveva la sindrome di Asperger, forse non era odiato dai suoi colleghi, forse non aveva un rapporto così stretto con la sua fidanzata Joan, ma Turing resta una figura strana, resa chiaramente nell’interpretazione di Cumberbatch.

Obama dice: "Date un Oscar a quell'uomo!"

“Date un Oscar a quell’uomo!”

Solitario, schivo, particolarmente intelligente ed omosessuale: di certo non era il compagno di bevute ideale, soprattutto nell’Inghilterra bigotta ed ottusa che puniva penalmente l’omosessualità. Eppure Turing riuscì, assieme a Hugh Alexander – che, per inciso, non osteggiò Turing ma, al contrario, fu tra i firmatari della lettera indirizzata a Churchill e tra i sostenitori del progetto guidato dal collega – e ad un manipolo di scienziati, a guidare un’equipe enorme nella creazione di una macchina la cui complessità, ai tempi, era solo astrattamente immaginabile.

D’altronde quella stessa genialità fu alla base del calcolatore universale: uno straordinario dispositivo che, nella mente del suo creatore, sarebbe stato programmabile e riprogrammabile, all’infinito, per svolgere qualsiasi funzione, fino a divenire indistinguibile da una mente umana. Vi suona famigliare? Sì, esatto, si tratta dei concetti alla base dei computer e dell’intelligenza artificiale, citati anche nel film. Così come viene citato, seppur indirettamente, il Test di Turing, durante l’interrogatorio dello scienziato da parte della polizia.

Un personaggio veramente interessante, che tutti dovrebbero conoscere, raccontato con grande maestria e con grande attenzione all’aspetto psicologico e interiore. Un personaggio tormentato e combattuto, che serve il suo paese ma che si nasconde ai suoi grandi occhi accusatori, i quali finiranno per scoprirlo e condannarlo, così come successe a tanti omosessuali in quegli anni, costretti alla prigionia, alla castrazione chimica e privati dei propri averi.

Nel mostrarci l’intimo di Turing, attraverso flashback e ricordi, il regista Morten Tyldum (se il nome non vi dice niente, non preoccupatevi: è normale) ambienta la vicenda in un’Inghilterra iconica, stilizzata, cristallizzata, con uno stile così peculiare che sembra l’opera di un regista che filma con la bombetta in testa e l’ombrello al braccio. È l’Inghilterra di Churchill, dei rifugi antiaerei nelle metropolitane, degli abiti di tweed e delle biciclette, delle trasmissioni radio e dei finti dirigibili su Londra: è un ritratto quasi disneyano, eppure credibilissimo.

Londra, 1943

Londra, 1943

Insomma, un film che ha tutte le carte in regola per narrare più o meno fedelmente la vita di un grande uomo, una pagina di storia contemporanea, i soprusi subiti dagli omosessuali e alcuni dei passaggi fondamentali della nascita dell’informatica. Il tutto in una cornice cinematografica assolutamente godibile, con un ottimo cast, una splendida fotografia e due ore di intrattenimento che coinvolgono senza stancare.

C’è solo un particolare dell’affascinante vita di questo scienziato che non viene messo in risalto e che, devo ammetterlo, mi è mancato: la morte. Sia chiaro, la morte di Turing viene trattata (anche se non si suicida per la debilitante castrazione chimica, come viene descritto nel film), ma non viene raccontato come morì: c’è chi parla di suicidio ben ordito, chi di uno scherzo del caso, ma Alan Turing morì mangiando una mela avvelenata, contenente cianuro, forse depositatosi sulla stessa durante qualche esperimento, forse cosparso volontariamente sul frutto.

Perché è così interessante? Il suo racconto preferito era Biancaneve e i sette nani.

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